5 October 2018

Fate come Macron, per combattere il populismo serve più integrazione | Linkiesta (ITA)

Il nuovo rapporto “Barometro sul populismo 2018” realizzato dalla Fondazione Bertelsmann in collaborazione con il centro di ricerca WZB, Infratest dimap, e presentato lunedì mattina a Berlino, invita i partiti tradizionali tedeschi a puntare sull’europeismo per affrontare le crescenti tendenze populiste nel Paese.

Nel rapporto si legge che “rinunciare a una campagna esplicitamente pro-Europa rappresenta un’occasione mancata di mobilitazione” per la classe politica. Eppure, come avvenuto in occasione delle elezioni federali del 2017, “i partiti tradizionali [tedeschi] sono reticenti nel seguire il Presidente francese Emmanuel Macron sul cammino verso una maggiore integrazione europea”.

Secondo i risultati del sondaggio, nessun tema politico avrebbe attualmente un effetto di mobilitazione tanto positivo sul fronte degli elettori non-populisti, quanto quello dell’europeismo.

In media, un candidato politico tedesco riuscirebbe ad incrementare del 18% i consensi se esprimesse posizioni a favore del “rafforzamento della collaborazione nell’Unione europea”. Non solo: tale effetto positivo si estenderebbe anche agli elettori populisti con un aumento calcolato in una forbice tra il 3% e il 6%.

Effetto posizioni “europeiste” su consensi
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Quali sono i partiti che guadagnerebbero di più da una posizionamento deciso a favore dell’UE in Germania? In ordine di impatto: il centro-destra (CDU/CSU) di Angela Merkel, i social-democratici (SPD) e i Verdi (Bündnis 90/Die Grünen).


Il video della presentazione dello studio della Bertelsmann Stiftung (lingua: tedesco)

L’unico partito che avrebbe qualcosa da perdere a causa di una tale strategia è il partito della destra radicale, Alternativa per la Germania (AFD).

Lo studio invita quindi soprattutto il partito di Angela Merkel a non lasciarsi andare ad una concorrenza su toni populisti con l’AFD.

Nonostante l’analisi sottolinei come, in generale, gli elettori tedeschi e, soprattutto, “quelli di centro, stiano diventando sempre più populisti– è questa, infatti, la notizia che è stata rilanciata dalla maggior parte dei media tedeschi, come Die Welt e Handelsblatt – la base storica della CDU è sempre meno in linea con questa forma di radicalismo. Ne consegue che, per rincorrere l’elettorato populista centrista, il partito di Merkel “rischia di perdere la propria base di elettori non populisti, a favore dei Verdi”.

Populismo e dimensione destra-sinistra, Germania, dati Fondazione Bertelsmann & Infratest dimap
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Ci sono altri temi, oltre all’europeismo che permetterebbero ai partiti tradizionali di aumentare il consenso fra gli elettori populisti e non? Sì, sono le politiche sociali. Queste convogliano l’interesse di persone con visioni politiche distanti fra loro. In particolare, lo studio menziona gli investimenti pubblici a favore delle politiche abitative.


Il servizio di France24 sulla bolla immobiliare nella capitale tedesca, Berlino.

Inoltre, anche le politiche fiscali possono giocare un ruolo nel ricompattare lo strato sociale: sia elettori populisti, che non, sono d’accordo che andrebbero “leggermente” aumentate le tasse per “i ricchi”. Infine, entrambi campi vedrebbero di buon occhio un aumento del livello democrazia nei meccanismi decisionali. Va detto però, che gli autori stessi del rapporto mitigano quest’ultimo risultato: non è detto, infatti, che il fine ultimo della democrazia diretta sia lo stesso per i due gruppi.

Il rapporto si basa su un sondaggio condotto su più di tre mila cittadini tedeschi, tra maggio e giugno del 2018. In primo luogo, i ricercatori hanno voluto analizzare il fenomeno del populismo in Germania in relazione allo schieramento lungo l’asse destra-sinistra e all’appartenenza partitica.

Populismo “di centro” in Germania
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Secondariamente, è stato analizzato il rapporto fra le preferenze degli elettori riguardo ad alcune tematiche politiche. Il collocamento degli intervistati, mutualmente esclusivo, in uno dei tre schieramenti (populista, non populista, misto) è stato determinato attraverso la somministrazione di otto quesiti volti a isolare preferenze “anti-élites”, “sovraniste” e “anti-pluraliste”.

Più nel dettaglio, la batteria per identificare la dimensione populista, è stata composta  dalle seguenti domande:

Rispetto a ogni quesito, all’intervistato è stata data l’occasione di rispondere se era “d’accordo”, “tendenzialmente d’accordo”, in “disaccordo”, oppure “tendenzialmente in disaccordo”. I cittadini che hanno scelto una delle prime due opzioni, sono stati collocati nel campo “populista”; chi invece ha fornito risposte miste, oppure esclusivamente negative, è stato inserito, rispettivamente, nei gruppi “misto” e “non-populista”. Il rapporto è stato curato da Robert Vehrkamp (Fondazione Bertelsmann) e Wolfgang Merkel (WZB).


Il video di Dani Rodrik per Project Syndicate che discute le differenze tra populismo economico e politico

L’articolo su Linkiesta

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