28 March 2019

Dal FSE al FSE+: la partita dei fondi per il sociale nel prossimo bilancio europeo | Corriere della Sera – L’Economia (ITA)

di Niccolò Donati e Ilaria Madama, pubblicato originariamente su Corriere della Sera – L’Economia, 19.03.2019


Nel quadro della politica di coesione dell’Ue, che da sola assorbe circa un terzo delle risorse dell’intero bilancio, il Fondo sociale europeo è da oltre 60 anni il principale programma di spesa europeo per le iniziative di carattere sociale. Citando la Commissione, grazie ad esso “ogni anno milioni di europei migliorano la propria vita apprendendo nuove competenze e trovando posti di lavoro migliori”. Noto con l’acronimo FSE, il fondo cofinanzia infatti numerose misure negli stati membri, che spaziano dall’inclusione sociale al contrasto alla povertà, dalla formazione professionale alla promozione della salute. Tra le molte avviate in Italia, si possono citare ad esempio le iniziative Torno Subito della Regione Lazio, a sostegno dei percorsi di formazione dei giovani, e Nidi Gratis di Regione Lombardia, volta ad azzerare la retta per le famiglie in condizioni di vulnerabilità economica.

Le trattative in corso per il prossimo bilancio europeo 2021-2027, se per certi versi rappresentano un’occasione di rilancio del FSE, segnalano anche alcuni rischi. Lo scorso maggio, la Commissione ha infatti proposto di riformare il programma attraverso la creazione di un nuovo “Fondo Sociale Europeo Plus” (FSE+), il cui obiettivo principale è quello di dare al contempo maggiore coerenza ed organicità alle iniziative di carattere sociale dell’Ue, riconducendo all’interno del nuovo FSE+ anche altri programmi sociali, come il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), il Fondo per l’innovazione sanitaria (Programma Europeo Salute), ed il Programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI). La Commissione ha inoltre proposto di vincolare in modo più deciso l’azione degli stati membri attraverso la previsione di alcune condizionalità, stabilendo ad esempio che almeno il 25% delle risorse sia diretto a politiche di inclusione sociale; che almeno il 4% venga investito in misure contro la deprivazione materiale severa; e che almeno il 10% sia utilizzato per azioni per l’occupazione giovanile, negli stati membri con un’alta incidenza di giovani inattivi (NEET). Queste revisioni, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbero promuovere una migliore integrazione tra i programmi, favorendo le sinergie e snellendo la gestione burocratica, novità di cui l’Italia potrebbe beneficiare.

Malgrado la creazione del FSE+ non possa essere ridotta a una mera operazione di maquillage istituzionale, va tuttavia notato la questione cruciale resta quella delle risorse. Lo spirito della riforma appare infatti quello di fare meglio, ma diminuendo le (già limitate) dotazioni del fondo. Nell’ipotesi della Commissione, il budget FSE+ subirebbe un taglio netto: 96,2 miliardi di euro nel 2014-2020 (già considerando l’Ue27), contro gli 89,7 miliardi previsti nel ciclo 2021-2027. In opposizione a tale scenario, a gennaio il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza (con 543 voti a favore) un emendamento che aumenta del 19% i fondi previsti dalla Commissione, oltre a chiedere una loro maggiore concentrazione su interventi diretti a giovani e minori, tra cui il finanziamento, attraverso una riserva pari ad almeno il 5% dei fondi FSE+, della European Child Guarantee, finalizzata a promuovere la fruizione di servizi educativi e di cura, prestazioni sanitarie, un’alimentazione adeguata e abitazioni dignitose per le bambine e i bambini.

Quali sono le chance che tali iniziative vengano realizzate? Le richieste del PE in questa fase si prestano a servire da base per l’avvio delle negoziazioni con Commissione e Consiglio. A due mesi dal voto per il rinnovo del Parlamento europeo, è però ormai evidente che il futuro bilancio non verrà approvato prima di tale scadenza. La partita resta dunque aperta ed è lecito aspettarsi che i risultati elettorali possano cambiare le carte in tavola.

Photo credits Flickr CC: Guillaume Brialon

 

 

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«Assuming no major political shake-up in Germany and a continuation of the Grand Coalition under Angela Merkel leading Germany into its Council presidency in 2020, no great leaps for the vision of a credible social dimension of the Eurozone can be expected»